lunedì 25 marzo 2013

"Cattolico? Non è molto sexy!"

"Cattolico? Non è molto sexy!". È una battuta del film L'amore inatteso che è uscito in questi giorni nella sale italiane. Mi ha fatto sorridere e riflettere.

Essere, per esempio, sanamente attraenti per l'altro o essere addirittura attenti al piacere dell'altro, nell'intimità di una relazione coniugale, sembra ancora una questione che facciamo fatica a trattare con serenità tra gli argomenti accettabili per un cattolico, in parrocchia come nel confronto pubblico, col mondo, o nell'educazione dei giovani.



Ma prima ancora, si riaffaccia un tema buono per tutti gli stati di vita e che dalla nascita di Vino Nuovo abbiamo già toccato qualche volta da punti di vista diversi: che rapporto abbiamo con il nostro corpo?

venerdì 18 gennaio 2013

un mistero grande


«Incontrare Dio andando in un monastero è una cosa abbastanza ovvia. Ma incontrare Dio andando verso Micheline, proprio quella che ha appena bruciato l’arrosto, ecco una cosa alquanto inesplicabile» (F. Hadjaj)

giovedì 3 gennaio 2013

il matrimonio in un sussurro

La cucina è il luogo dove io e mia moglie ci prendiamo dei momenti di confronto e dialogo.

La casa non è grande ma i bimbi sanno che stiamo parlando e che non devono entrare o chiedere per qualche minuto.

Siccome siamo due tipi "fumini" e turbolenti, la cucina è anche il luogo delle nostre discussioni e delle nostre litigate più rumorose, purtroppo.

Qualche giorno fa, in uno di questi momenti di nostra rapida intimità domestica, entra la piccola e, mentre siamo lì da un po' con fare affettuoso, non dice nulla e si siede sulle mie ginocchia. Mi prende la testa con le manine e sussurrandomi nell'orecchio dice: "Quando vi arrabbiate, ricordatevi il vostro matrimonio, e poi così potete abbracciarvi e fare pace". E se ne va.

Amen.

venerdì 2 novembre 2012

Il libro delle meraviglie

Ogni tanto in famiglia ci proviamo, quando siamo finalmente tutti insieme riuniti a tavola la sera: io, mia moglie e i bambini. Lo chiamiamo il "libro delle meraviglie".

Cosa è il libro delle meraviglie?
L'idea c'è l'ha data un giorno un amico carissimo, un religioso non italiano (lo scrivo perché forse il dettaglio aggiunge qualcosa): prima di mangiare, ci diamo un secondo di silenzio per pensare alla giornata appena trascorsa e ci diciamo l'un l'altro la "meraviglia" della giornata - un fatto, una persona, un incontro, un pensiero - per cui vogliamo dire un "grazie".


flickr/gualtiero
In genere, la nostra "segretaria verbalizzante" è Teresa, la seconda figlia (6 anni), che lo ha preso come un impegno personale: finge di aprire un gran librone, perché ormai abbiamo iniziato da qualche anno, e scrive con le dita nell'aria le parole che ha ascoltato.
A volte capita pure che la giornata sia andata storta e qualcuno non parla, ma ascolta gli altri. Così è come nella vita.

Anche per la coppia, la meraviglia fa bene
Si potrebbe farne un'ottima variante per la coppia.
Una cosa che assomiglia un po' al "dovere di sedersi" suggerito dal metodo delle Equipes Notre Dame (Luca 14,28-31). Che sembra una roba scontata ma mica tanto.

Una volta a settimana - messi a letto i figli, se ci sono, e/o chiesto loro di rispettare quello spazio di intimità dei genitori - ci si siede uno di fronte all'altro per dirsi reciprocamente: "Questo tuo gesto/pensiero/atteggiamento è stato una meraviglia, una cosa bella per me".

Qualcosa c'è sempre, immersa nella quotidianità, nella tentazioni di interpretare tutto, nel bene e nel male, secondo luoghi comuni, abitudini e stereotipi. Etichette che ci appiccichiamo addosso anche nella vita di coppia.

E quel qualcosa rifonda ogni volta il patto, l'alleanza. E sostanzia la promessa su cui si fonda il matrimonio: essere segno manifesto, l'uno per l'altro e per il mondo intorno agli sposi, della concretezza di un Dio che che ama e benedice.

giovedì 23 agosto 2012

io c'ero prima di me

Mio figlio Pietro (9 anni da compiere a gennaio) non è il poeta di casa, specialità della sorellina più piccola, né si è mai sperticato tanto a gesti e a parole sul tema dello "stare insieme" e "essere famiglia", come invece fa spesso l'altra sorella.

Ieri mi ha sorpreso.

A tavola, a cena, si parlava di matrimoni, recenti e passati, vicini e lontani, e invariabilmente sono arrivate le domande sul nostro. Tra le altre risposte, quella che hanno sentito tante volte rinnovata negli anni e che gli piace sentirsi ripetere: "A ottobre facciamo 11 anni che siamo sposati".

E Pietro: "Allora sono 11 anni che siamo una famiglia!".

Lui non c'era ancora, ma oggi si sente "della partita" e usa il plurale.
In quel primo "sì" di ieri, 11 anni fa, eravamo un po' già la famiglia di oggi.

L'ho guardato per qualche secondo, a bocca aperta.
Poi, come si conviene, siamo finiti a parlare di puzzette.