martedì 8 aprile 2014

le parole che non ti ho detto


Con quali parole i cristiani (cattolici) proclamano la bellezza del matrimonio e, quindi, annunciano questa buona notizia?



Dice intanto il mio amico Gilberto Borghi, cui ho rubato quest'analisi, che nei testi del Catechismo della chiesa cattolica su matrimonio e sessualità "su più di 11 mila parole, quelle che più ricorrono, scontando quelle ovvie visto il tema (sposi, matrimonio, Dio, Gesù, Chiesa, Padre - Madre), sono le seguenti: amore (81 volte); vita (54); castità (37); fedeltà (37)". E in pole position ci sono anche "dovere (47)" e "regole (37)".

Capità poi che tra "quelle che ricorrono di meno" ci siano per esempio "felicità (1 sola volta); gioia (2); perdono (3); tenerezza (4)".

Otto volte compare la parola "piacere", di cui 5 in senso in senso negativo.

Al concetto di piacere sessuale si dedicano 58 parole su oltre 11.000, appena lo 0,5%. Eccole: “Il Creatore stesso ha stabilito che nella reciproca donazione fisica totale gli sposi provino un piacere e una soddisfazione sia del corpo sia dello spirito. Quindi, gli sposi non commettono nessun male cercando tale piacere e godendone. Accettano ciò che il Creatore ha voluto per loro. Tuttavia gli sposi devono saper restare nei limiti di una giusta moderazione”.

E il Catechismo già dice di più e meglio delle parole pruriginose oppure "rassegnate" e cinicamente pragmatiche sul matrimonio e sulla "crisi della famiglia" che mi è capitato di leggere e ascoltare da alcuni cattolici, laici e religiosi.

Come facciamo a proporre la bellezza del matrimonio cristiano senza usare tutte le parole che lo rappresentano?
Se per qualcuno gioia, felicità, piacere e tenerezza non sono parole chiave di questa realtà così forte e bella, insomma, "Houston, abbiamo un problema!".

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