mercoledì 16 aprile 2014

Il rapporto con le figlie femmine: padri di tutto il mondo, svegliatevi!


Il rapporto tra padri e figlie femmine non è sempre semplice, ma sicuramente è determinante per la vita di entrambi. Il  libro che presentiamo ha il merito di affrontare il tema dal punto di vista delle nostre piccole donne e propone numerosi spunti interessanti. Quali le nostre esperienze?




Comprendere l’universo femminile e i suoi codici, per quanto affascinante, non è mai, per un uomo, impresa facilissima. Farlo quando il rapporto è quello tra un padre e la propria figlia alle porte dell’adolescenza potrebbe rivelarsi una strada impervia. Per questo, l’ambizioso tentativo che si propone Meg Meeker nel suo “Papà, sei tu il mio eroe”, Edizioni Ares, 2012 è particolarmente apprezzabile e tutto sommato ben riuscito.

Il libro si rivolge non soltanto a padri smarriti, ma è in grado di sollecitare buone intuizioni e considerazioni, non senza dispensare consigli, anche a tutti quei padri coraggiosi che hanno deciso di raccogliere la sfida di diventare una figura presente nella vita delle proprie figlie. L’autrice fornisce notevoli spunti su cui misurarsi, argomenti per capire e occasioni per mettersi in gioco. Lungo tutto il corso del testo, è particolarmente ben riuscita l’idea di proporre ai padri il punto di vista dal quale la loro figlia li osserva e si relaziona con loro: “Vorrei che ti guardassi con gli occhi di tua figlia. E non solo per il suo bene, ma per il tuo, perché se riuscissi a vederti come ti vede lei, anche solo per dieci minuti, la tua vita non sarà più la stessa”.

In questa prospettiva, emerge non soltanto l’importanza del padre, come riferimento dal quale attingere le regole e coltivare il rapporto con la realtà della vita e delle cose, rappresentazione centrale per la crescita di ogni figlio, maschio o femmina che sia, e fondamentale per la buona riuscita di una famiglia; ma soprattutto, che il padre è la porta attraverso la quale la giovane donna si apre per la prima volta all’universo maschile. In questa analisi, l’autrice non concede spazi all’implicito, affrontando con decisione anche le tematiche più difficili dall’approccio con il sesso, a quello con il corpo, con il cibo, con la madre e con il lutto. Forse qualcuno può non apprezzare lo stile casistico e non comprendere il carattere liberal della società americana, che sembra lontana alla nostra, ma l’autrice riesce bene a rappresentare molto bene ai padri la centralità del loro ruolo in questo processo.

Si potrebbe obiettare che il libro pare, a volte, anche un po’ ingenuamente deterministico nelle conclusioni, al limite con un ipotetico manuale del padre perfetto (che non esiste). Tuttavia, non si può scordare che il tema è particolarmente trascurato dalla letteratura: proprio per questo sembra particolarmente indicato alle esigenze dei padri di oggi, alla indispensabile ricerca della propria identità educativa. L’autrice è particolarmente efficace nel rivolgersi in un appassionato colloquio a tu per tu con il lettore, invitandolo a più riprese a non scoraggiarsi nella ricerca del proprio ruolo, a insistere nella convinzione che questo sia determinante, a credere nella riuscita della relazione, a considerare il presente come momento utile per prendere in mano ogni situazione, anche la più complessa.
In sintesi: il libro ha il pregio di ricordarci che - nella relazione educativa - il rapporto con la figlia femmina è parte dell'incontro tra l'universo maschile e l'universo femminile. La presenza della figura paterna è dunque forse un po' più complessa, ma doppiamente importante. Voi che esperienza avete?

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